VILLA FARNESINA E GIARDINI

La Villa

La Villa, costituita da un blocco centrale, che presenta un loggiato a cinque arcate, sul quale si aprono due ali laterali, si sviluppa su sei livelli: piano interrato, piano terreno, mezzanino, primo piano, secondo mezzanino e belvedere. Un duplice ordine di lesene doriche scandisce le pareti esterne, concluse in alto da un cornicione con putti e festoni. Ciò che caratterizza la costruzione e la decorazione è lo stretto legame tra il giardino all’italiana e la villa, come se ciascuno rappresentasse la continuazione ideale dell’altro.

In origine, l’accesso avveniva attraverso la Loggia di Amore e Psiche, sul lato nord, mentre l’attuale ingresso per il pubblico si trova sulla facciata posteriore, nel lato sud.

Il percorso di visita all’interno della Villa ha inizio dall’attuale atrio di ingresso e dalla biglietteria al piano terreno. Si visitano i locali di rappresentanza: la Loggia di Galatea, dove sono affreschi di RaffaelloSebastiano del Piombo e Baldassarre Peruzzi, la Loggia di Amore e Psiche, dove sulla volta campeggia l’affresco realizzato nel 1518 da Raffaello e bottega; l’attigua Stanza del Fregio, così chiamata dal fregio dipinto al sommo delle pareti da Baldassarre Peruzzi.

Da qui si sale al primo piano, dove si passa nella Sala delle Prospettive, affacciata a sud e affrescata da Baldassarre Peruzzi e bottega, che rappresenta la continuazione ideale delle logge del pianterreno; attraverso il finto loggiato si scorgono vedute paesistiche. Sul fondo è l’attigua stanza da letto di Agostino Chigi, la Stanza delle Nozze di Alessandro Magno e Roxane, la cui decorazione si deve a Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma.

E piacevole, dalle finestre del primo piano, una vista d’insieme sul giardino e, infine, un breve giro nel parco, esempio di giardino all’italiana; lungo la galleria dei lauri, sul marmo, è incisa una frase quasi come un commiato:
Quisquis huc accedis: quod tibi horridum videtur mihi amoenum est; si placet, maneas, si taedet abeas, utrumque gratum

Per te che vieni qui, quello che ti sembra brutto per me è bellissimo: se ti piace, resta, se non ti piace vai pure via; comunque grazie”.

I giardini

La villa suburbana del banchiere senese Agostino Chigi, detto il “Magnifico” (1466-1520), esempio significativo della cultura rinascimentale, corrispose al gusto del proprietario di possedere una dimora lontana dai clamori dell’Urbe, immersa nel verde. Nel Cinquecento la Villa era circondata da un meraviglioso viridarium la cui composizione si collegava armoniosamente con le stesse forme architettoniche della villa attraverso i due avancorpi laterali della facciata del fabbricato, con le festose decorazioni floreali della Loggia di Amore e Psiche, opera di Giovanni da Udine. Le straordinarie rappresentazioni di piante del Nuovo Mondo, quali il mais, gli zucchini, la zucca maggiore e quella muschiata, il fagiolo comune, piante officinali, piante da frutto, ma anche specie ornamentali ed esotiche furono realizzate con l’intento di stupire e di suscitare l’ammirazione del visitatore e per mostrare agli ospiti, dignitari della corte pontificia, e allo stesso pontefice, la magnificenza e la raffinatezza del proprietario Chigi.
Oggi rimane solo un piccolo lembo della parte settentrionale del giardino, mentre sul retro della Villa (lato Sud, dove ora è l’ingresso) si accede al “giardino segreto” ispirato all’hortus conclusus di tipo cinquecentesco, separato, per mezzo di un’alta siepe, dal “giardino di rappresentanza”. Quest’ultimo si estende a mezzogiorno fino a un tratto delle Mura aureliane che costituisce uno dei pochi resti della cinta muraria che sorgeva sulla riva destra del Tevere, il cui lato verso il fiume è andato perduto nei lavori di sistemazione di fine Ottocento. Dopo un accurato intervento di restauro, esemplari arborei hanno ritrovato dimora secondo la disposizione otto-novecentesca: pini e alcuni cipressi, il boschetto di allori – che costituisce, forse, la preesistenza più antica – specie utili e ornamentali (rose, melocotogni, nespoli, acacia farnesiana, acacia di Costantinopoli, agrumi da collezione, ciliegi, lecci, camelie antiche), alcune specie arbustive citate in documenti d’archivio, come Myrtus communis, Cornus mas, Berberis, nonché erbacee perenni e bulbose come Viola odorata in antiche varietà, Lilium, Hyacinthus e Iris che compongono la variegata e colorata fascia lungo l’antico muro farnesiano.
Un piccolo insieme di reperti archeologici, sarcofagi, capitelli e statue impiegati come elementi decorativi, contribuisce a testimoniare l’antica opulenza di un ambiente ricco di sorprendente piacevolezza, nel cuore di Trastevere.

Verso il 1511-1512 Giulio II e Bramante cominciarono a tracciare la parte di via della Lungara a nord della Villa Farnesina e a rinnovarla con palazzi sontuosi per renderla bella come via Giulia. Il nuovo tracciato cominciava con il terreno che Chigi aveva acquistato nel 1510; egli promise al papa di erigervi le scuderie. Chigi incaricò della progettazione Raffaello che fino ad allora non aveva ancora dato prova di sé come architetto. Le scuderie, strutturate in tre navate con una scala retrostante, sono note unicamente da disegni. Al dorico pianterreno seguivano un piano nobile con un ordine corinzio e finestre a balcone e un attico. Si sono conservati soltanto lo zoccolo con i piedistalli, le basi delle paraste doppie e la parte inferiore dei campi ciechi, dietro ai quali erano situate le stalle.

Maggiori informazioni sul sito web www.villafarnesina.it